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Aci Castello: quanto ne sapete di questo borgo leggendario?

Aci Castello è il primo centro della riviera dei Ciclopi, che prende il nome dagli scogli che emergono dal mare e che sembrano gettati da un gigante. La leggenda li riconduce, infatti, al ciclope Polifemo, accecato da Ulisse, che, in un impeto di rabbia, li lancia cercando di colpirlo mentre l’eroe greco è in fuga.

Il paese è stato distrutto da un terremoto nella seconda metà del 1100, costringendo gli abitanti a ripararsi in località vicine che col tempo si sono consolidate come centri autonomi, mantenendo sempre il prefisso Aci nel proprio nome (Acitrezza, Aci Bonaccorsi, Aci Sant’Antonio, Aci Catena o Acireale, ad esempio).

L’origine greca e la mitologia. Si dice che le città della valle dell’Aci traggano le proprie origini da Xiphonia, una città greca scomparsa, probabilmente situata nei pressi di Acicatena. Virgilio e Ovidio vi collocano anche la storia d’amore tra la ninfa Galatea e il pastorello Aci, figlio del dio Pan e rivale sentimentale del ciclope Polifemo. La gelosia del gigante, rifiutato da Galatea, lo spinse ad uccidere Aci schiacciandolo con un masso gigantesco. Gli dei, mossi a commozione dalla disperazione della ninfa, trasformarono Aci in un fiume che scendeva dall’Etna e sfociava nel tratto di spiaggia frequentato dai due amanti.

Un popolo tenace. La popolazione di Aci Castello è storicamente molto tenace, se si considera che la città è stata distrutta due volte: da un cataclisma nel 1169, cui è seguita la ricostruzione, e dal terremoto del 1693, per poi essere ancora una volta ricostruita nel 1718.

Il paesaggio. L’arrivo ad Aci Castello dà l’idea di una piccola stazione balneare che si adagia ai piedi di un castello normanno. Le spiagge di lava si alternano ai pontili di legno, montati nella stagione estiva. Le possibilità sono molte, tra nuotare e prendere il sole, fare delle immersioni ma anche semplici passeggiate in riva al mare o perdendosi tra le stradine interne contorniate da alberi secolari, strette viuzze ed opere in pietra lavica.

Il castello normanno. Il castello riporta alla memoria l’importante passato del luogo, che ha ospitato i re siciliani e gli aragonesi, e che è stato anche una prigione. Risalente al Medioevo, la sua struttura fu costruita su una roccia emersa dopo le antiche eruzioni vulcaniche dell’Etna, intorno al 1076, conservandosi e sopravvivendo ad eruzioni vulcaniche, assedi e alla Seconda guerra mondiale.

Il cibo. La gastronomia locale attinge alle tradizioni culinarie dei tanti popoli che hanno vissuto e spesso convissuto nel territorio, come arabi, normanni, francesi e spagnoli. Su tutto regnano i frutti di mare, i pesci, i molluschi e i crostacei e i vini locali, con particolare attenzione anche ai dolci come cannoli e cascatelle e a gelati e granite, che in questa terra trovano le loro origini.